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Cellulari, armi improprie nelle scuole

Rimedio anti bullismo

Cellulari, armi improprie nelle scuole

Secondo gli insegnanti inglesi, i cellulari e la tecnologia in generale sono da considerare come un'arma.
REGNO UNITO – I telefonini dovrebbero essere classificati come armi potenzialmente pericolose. Lo sostengono i rappresentanti della National Association of Schoolmasters Union of Women Teachers (Nasuwt), la più grande associazione di insegnanti del Regno Unito. Il fenomeno del cyber bullismo è stato analizzato dal Governo britannico, che di recente ha autorizzato gli insegnanti delle scuole del Paese a confiscare i telefonini agli studenti. È stata inoltre costituita un'apposita task force, composta da ministri e da rappresentanti del corpo docenti e dell'industria della telefonia mobile, con l'intento di monitorare e gestire il problema in modo più efficace. (da www.corriere.it )

FUORI DALLE SCUOLE – E proprio di fronte a quest'organo di controllo il segretario generale della Naswuwt, Chris Keates, ha esposto ieri le sue preoccupazioni, includendo anche internet e le email tra gli strumenti comunemente utilizzati dai giovani bulli per compiere e documentare i loro (più o meno innocenti) soprusi. Come racconta la Bbc, il segretario ha dichiarato che i dispositivi portatili dovrebbero essere definitivamente banditi dalle aule scolastiche, poiché i ragazzi li utilizzano per sbeffeggiare gli insegnanti (ma anche i compagni), spesso in modo pesante. Oltre 100 i casi citati da Keates, che ha invitato l'autorità a prestare attenzione a siti internet come Ratemyteacher e Bebo, sulle cui pagine spesso compaiono – a detta sua– immagini e dichiarazioni che possono danneggiare la carriera e la rispettabilità degli insegnanti. «Questi siti sono alimentati dai ragazzini e dai loro cellulari. È arrivato il momento di regolamentarne l'uso da parte degli studenti, ma purtroppo molte scuole sembrano non voler affrontare seriamente il problema», ha spiegato Keates, aggiungendo che « La maggior parte dei casi di bullismo riportati al ministero competente non ha trovato corrispondenza in alcun tipo di azione da parte degli istituti dove sono avvenuti i fatti. Nessun genere di supporto è stato offerto alle vittime, e nessuno si è preoccupato di interpellare i responsabili». Secondo Keates è giunto il momento di prendere provvedimenti per combattere seriamente il fenomeno, tenendo presente che la tecnologia ha sì un ruolo importante all'interno della scuola, ma è ancora più importante che venga utilizzata in modo corretto e sicuro per tutti, e non per minacciare insegnanti o ragazzi.
IN ITALIA – Non si tratta certo di un problema che riguarda solo il Regno Unito: grazie alla grande diffusione dei telefonini anche tra i giovanissimi, il «bullismo mobil» potrebbe infatti turbare la quiete di qualsiasi scuola del mondo. I cyber bulletti finiscono spesso anche sulle pagine di cronaca italiana. Tra gli ultimi casi in cui il telefonino è stato usato ai danni di un'insegnante c'è l'episodio della docente di un istituto superiore della provincia di Lecce, verificatosi lo scorso febbraio. Un video di circa 80 secondi girato in classe e pubblicato su YouTube in cui si vedono tre studenti palpeggiare (o mimare il gesto) il fondoschiena della professoressa, che siede davanti a loro dandogli le spalle. Molto spesso però i protagonisti di questi brevi video sono gli stessi compagni di scuola dei bulli, ragazzi più deboli che non riescono a ribellarsi a soprusi e violenze. Puntualmente le immagini che testimoniano il fatto passano di cellulare in cellulare, e il più delle volte arrivano fino alla rete, finendo sotto l'occhio di tutti.
Alessandra Carboni




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